Avis e Casa di Cura insieme per prevenire i tumori al seno e aiutare i terremotati

„Gli esami strumentali effettuati alla Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier nel mese di ottobre contribuiranno alla realizzazione del Poliambulatorio di Arquata del Tronto“

 

„Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. La casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier, in collaborazione con l’Avis regionale del Veneto, per il secondo anno consecutivo, con il motto “Pensa alla tua salute aiutando il prossimo” si mette a fianco delle famiglie, ed in particolare delle donne, per sensibilizzarle ad avere cura del proprio corpo attraverso gli esami clinico strumentali di prevenzione….“

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La squadra del Trifoglio Rosa, sostenuta dalla Giovanni XXIII di Monastier

Le #donne del Trifoglio Rosa Mestre della #Lilt si sono messe a pagajare. E’ stata presentata ieri la squadra che gareggerà dal 3 all’8 settembre 2017 ai Venice2017 – ICF Dragon Boat Club Crew World Championships. Nessuna di loro pagajava prima della malattia. Grazie ad alcuni medici, che dopo lo svuotamento ascellare le ha indirizzate a questo sport per il recupero motorio degli arti superiori, hanno intrapreso l’attività e ora sono più affiatate che mai.

Da sinistra a destra: Il Dott. Francesco di Toma, Il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’amministratore delegato della Casa di Cura Gabriele Geretto, ed il Dott. Pasquale Piazzolla

La squadra del Trifoglio Rosa con i rappresentanti della Casa di Cura

Il Venezia Calcio arriva alla Casa di Cura di Monastier per le visite mediche dei calciatori.

“Siamo una realtà all’ avanguardia e ci sentiamo lusingati che il Venezia abbia scelto nuovamente la nostra struttura” ha detto l’amministratore delegato Gabriele Geretto”.

Giornata di visite medico sportive venerdì mattina per il Venezia F.C. Anche il giovane attaccante trevigiano Davide Marsura, di Valdobbiadene, si è recato presso la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier per essere sottoposto agli esami annuali di routine obbligatori per l’idoneità sportiva agonistica. Con lui l’altro attaccante del Venezia F.C. Stefano Moreo.

La collaborazione tra il Venezia F.C. e la Casa di Cura Giovanni XXIII è iniziata, come sponsor, nella stagione 2015-2016 quando la squadra militava ancora nella categoria Dilettanti. A distanza di due stagioni la squadra allenata da Pippo Inzaghi è già in Serie B.

“E’ una soddisfazione accompagnare nelle crescita non solo fisica, ma anche professionale, questi giovani”. Ha detto Gabriele Geretto, amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII. “In due anni il Venezia F.C. ha avuto due promozioni. Un record che poche squadre possono vantare”. “Lo sport è nel nostro DNA”, ha ribadito Geretto, “Sia perché anch’io l’ho praticato da giovane ma anche perché la nostra struttura è diventata un punto di riferimento per le società che operano in ambito agonistico”.

“Con il Venezia F.C. ogni anno mettiamo a disposizione i nostri specialisti per le visite obbligatorie di inizio attività garantendo poi, nell’arco di tutta la stagione qualsiasi tipo di indagine diagnostica, soprattutto quelle che riguardano i traumi che, purtroppo, nello sport sono all’ordine del giorno” continua l’amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII. “Siamo una realtà all’avanguardia e ci  sentiamo lusingati che la Direzione della squadra lagunare abbia scelto per il terzo anno consecutivo la Casa di Cura Giovanni XXIII come punto di riferimento medico sportivo per i loro atleti” ha concluso Gabriele Geretto.

Rassegna stampa completa:

 

Veneziatoday

Trevisotoday

Il Gazzettino – Ed. Venezia

La Nuova Venezia

VenetoUno

 

 

 

 

 

Melanoma: diagnosi e prevenzione

Il melanoma è un tumore maligno che origina dai melanociti (cellule che determinano il colore della pelle). Può formarsi sulla pelle sana oppure svilupparsi su un nevo preesistente. Oggi è una patologia tumorale in aumento: in Italia ci sono 14mila nuovi casi ogni anno e riguardano pazienti al di sotto dei 50 anni.

Alcune persone corrono un rischio più alto rispetto ad altre di sviluppare un melanoma cutaneo. Questo può dipendere da diversi «fattori di rischio». Un fattore di rischio è ciò che aumenta la probabilità di una persona di contrarre una malattia, come il tumore; avere uno o più fattori di rischio non significa però necessariamente ammalarsi.

I fattori di rischio

Per il melanoma i principali fattori di rischio sono i seguenti:

•  carnagione chiara e occhi chiari e/o capelli biondi o rossi;
•  presenza di nevi multipli (>100) o atipici;
•  anamnesi personale positiva per melanoma;
•  parente di primo grado affetto da melanoma;
•  esposizione solare eccessiva e storia di scottature solari durante l’infanzia.

Prevenzione

Il primo e fondamentale obiettivo nella lotta al melanoma consiste nel riconoscimento in fase precoce e nel successivo trattamento chirurgico che nella maggior parte dei casi è risolutivo. Quando un melanoma viene diagnosticato in fase iniziale, il tumore viene asportato e il paziente può tornare a condurre una vita normale.

E’ consigliato l’autoesame dei nei (ogni 3-4 mesi), con l’ausilio della semplice regola dell’abcde: asimmetria della lesione, bordi irregolari, colore disomogeneo (rosso-bruno, rosa non uniforme, nero); dimensioni (> 6 mm), e come evoluzione (crescita/allargamento della lesione o qualsiasi cambiamento nella forma e nel colore). La presenza di qualcuno di questi caratteri può far sospettare il melanoma, e deve quindi spingere ad una valutazione specialistica.

Per poter effettuare un’adeguata prevenzione dei tumori cutanei, le linee guida internazionali in materia consigliano controlli ripetuti ogni 6 mesi-1 anno (a seconda dei fattori di rischio personali, come il numero di nevi, familiarità per tumori cutanei, fototipo chiaro, etc).

Diagnosi

La visita dermatologica comprende, oltre all’osservazione diretta delle neoformazioni pigmentate, altre metodiche più complesse, come la dermatoscopia che permette la valutazione diretta ed in modo non invasivo e indolore, di micro-strutture anatomiche che si trovano all’interno della pelle. Alcune statistiche riportate in letteratura relative al rapporto tra melanoma e numero totale di lesioni asportate, mostrano che con la sola osservazione clinica, viene riconosciuto circa un melanoma ogni 30 lesioni asportate, il rapporto scende ad 1:15 nel caso in cui l’esame clinico venga effettuato dal dermatologo. Con l’ausilio della dermatoscopia questo rapporto si attesta mediamente su 1:5.

Informazioni e prenotazioni visite:

  • Casa di Cura: 0422 896 739

Lunedi – Venerdì dalle ore 08.00 alle ore 16.00.

  • Centro Medico  (solo libera professione)  0422 896 599  

Lunedì – Giovedi dalle ore 09.00 alle ore 19.00

Venerdì dalle ore 09.00 alle ore 13.00

#Prevenire e #Curare le Parodontiti

Le parodontiti sono un’infiammazione delle gengive che, se non curate per tempo, possono portare ad ascessi anche gravi, fino alla perdita dei denti. Per capire come prevenire e come trattare il problema, abbiamo chiesto al dottor Leonardo Priore, responsabile del Servizio di Odontostomatologia della Casa di Cura Giovanni XXII di Monastier (Treviso). “Le malattie parodontali colpiscono un’ampia fascia della popolazione, non solo in età adulta. Si tratta, infatti, di un disturbo che, in parte, è fisiologico (con l’età, le gengive tendono a ritirarsi, ndr), ma ha pure una componente ereditaria e può, quindi, colpire anche i giovani, con forme molto aggressive”.

I PRIMI SINTOMI

“Il primo campanello d’allarme – spiega il medico – è il sanguinamento gengivale, che indica la presenza di un’infezione in atto. Quando si nota del sangue lavandosi i denti, quindi, bisogna subito rivolgersi a un dentista, per svolgere un’accurata pulizia.
La semplice igiene con spazzolino e filo interdentale non basta: è necessaria un’ablazione profonda, che elimini tutti i residui di placca e tartaro dalle tasche che si sono formate tra dente e gengiva. I microbi che si annidano all ’interno, di tipo anaerobico, sono molto aggressivi e possono provocare infezioni che, oltre alla bocca, provocano danni anche gravi al resto dell’organismo”.

“In questa fase, poi, è fondamentale eseguire un sondaggio, che permetta di stabilire quanto sono profonde queste cavità. Se lo spazio supera i 4 millimetri, sarà necessario intervenire chirurgicamente, per ‘riempire’ la tasca. L’operazione, ovviamente, sarà tanto più facile quanto prima si individua il disturbo. Ma anche in presenza di denti già compromessi, perché si muovono, il paziente non si deve scoraggiare: le moderne tecniche a nostra disposizione permettono di salvare il dente prima della caduta”, prosegue il dottor Priore.

STILI DI VITA CORRETTI

“Ci sono malattie e terapie mediche che possono complicare il quadro delle parodontiti: queste infezioni sono strettamente legate al diabete e alle patologie cardiovascolari. Un’attenzione speciale, poi, va posta alle donne in gravidanza e a chi assume farmaci bifosfonati (in grado di inibire il riassorbimento osseo, ndr), perché, diminuendo la vascolarizzazione, rischiano di aumentare le possibilità di necrosi. “Detto delle possibili cure, però, è fondamentale ricordare che la prima prevenzione dipende molto dal nostro stile di vita. Il fumo aumenta il rischio di parodontiti, perché la nicotina riduce i risultati delle terapie e si deposita nelle tasche. Via libera, invece, ad un’alimentazione sana, equilibrata e ricca di vitamine. Dopo i pasti principali, bisogna sempre spazzolare bene i denti.

In commercio, si trovano dentifrici salini o a base di clorexidina che possono aiutare a prevenire i disturbi, ma è bene ricordare che usare in modo corretto lo spazzolino è la cosa più importante per evitare l’erosione dei colletti e la retrazione delle gengive”.

“Infine – conclude il medico – almeno una volta all’anno è opportuno programmare una visita di controllo e un’igiene dentale, che permetterà così anche di monitorare lo stato di salute della nostra bocca”.

Interventi di “Trapianto di Cornea” alla Casa di Cura Giovanni XXIII

Dal mese di Gennaio presso la Casa di Cura Giovanni XXIII è iniziata l’attività di trapianto di cornea con le tecniche più avanzate grazie alla collaborazione del Dott. Alfonso Zampini, ultimo allievo del Prof. Giovanni Rama.

L’intervento di  “Trapianto di Cornea” o Cheratoplastica è rivolto a tutte le patologie della cornea che riducono l’acuità visiva o per un’opacità del tessuto (cicatrici post-infettive o post-traumatiche, distrofie o degenerazioni corneali) o per una sua distorsione (cheratocono, traumi). L’intervento consiste nella sostituzione del tessuto danneggiato con una cornea da donatore proveniente dalla Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, e viene eseguito in anestesia loco-regionale. Il nuovo lembo corneale, ripristinando la trasparenza della cornea, può consentire al paziente di recuperare la vista, migliorando le condizioni di vita di questi pazienti.

Ma non c’è trapianto se non c’è donazione!

Per questo motivo la Dott.ssa Flavia Petrin, Responsabile dell’Ufficio Prestazioni Sanitarie e Presidente Nazionale AIDO, Associazione per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, ha promosso insieme con AIOP Giovani Veneto la partecipazione al progetto “Girasoli” della F.B.O.V.  volto all’incremento di trapianti di tessuti oculari nel Veneto, che prevederà la raccolta dei tessuti corneali sia in Casa di Cura Giovanni XXIII sia presso il Centro Servizi agli Anziani Villa delle Magnolie.

 

Grazie alla stretta collaborazione tra la Casa di Cura, la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, il Coordinamento Ospedaliero Trapianti dell’ULSS 9 e il Centro Regionale Trapianti si è raggiunto un traguardo di indubbia soddisfazione non solo per gli operatori che partecipano direttamente a questa attività, ma per l’intera rete.

 

Ci prendiamo a CUORE la tua Salute

Nella Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier di Treviso è attivo il Servizio Cardiovascolare comprendente Cardiologia, Medicina dello Sport, Angiologia, Chirurgia Vascolare. Gli ambulatori, completamente riammodernati  hanno trovato di recente una nuova sede. Si trovano oggi, infatti, al piano terra nella ex Casa Soggiorno Villa delle Magnolie alla fine del corridoio dove si trova il bar.

Nell’ambito dell’attività della Medicina dello Sport vengono rilasciati i certificati di idoneità sportiva sia non agonistica che agonistica, in accordo con la legislazione vigente.

Alcuni degli atleti che vengono valutati hanno la necessità di completare gli accertamenti con indagini cardiovascolari strumentali di secondo e terzo livello che vengono forniti dalla Cardiologia, dall’Angiologia e in collaborazione con il Servizio di Radiologia della Casa di Cura dotato delle apparecchiature più all’avanguardia.

Non a caso, siamo oggi realtà di riferimento per importanti società sportive del territorio quali Treviso Basket, Reyer Basket Venezia, Venezia Footbal Club e per molte altre che militano in campionati minori.

 

In particolare il Servizio di Cardiologia garantisce l’esecuzione di:

-Ecocardiogramma trans toracico, ecocardiogramma trans esofageo, ecocardiogramma con eco contrasto ed ecocardiogramma da stress farmacologico, per la ricerca di cardiopatia strutturali o di coronaropatia ischemizzante

-Ecg dinamico (detto holter) anche a 12 derivazioni, per la valutazione delle aritmie

-Monitoraggio pressorio ambulatoriale (detto anche holter pressorio) per una migliore definizione dell’ipertensione arteriosa del cuore.

Il Servizio di Angiologia fornisce l’esecuzione di ecodoppler arteriosi e venosi in tutti i distretti vascolari esplorabili per la ricerca e la definizione di eventuali patologie vascolari.

Infine, in collaborazione con il locale Servizio di Radiologia, sono disponibili metodiche avanzate per lo studio del cuore, con esami non invasivi  come tac coronarica e risonanza magnetica a riposo o dopo stress farmacologico per quei casi nei quali sono indicate le suddette metodiche.

Per informazioni e prenotazioni

Rivolgersi allo sportello o telefonare allo 0422 896743,

dalle ore 08.30 alle ore 13.00 dal lunedì al venerdì.

Per effettuare l’Elettrocardiogramma NON E’ NECESSARIA la prenotazione e NON SERVE la prescrizione medica.

L’ambulatorio è aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 8.30 alle 12.00

 

Dopo le abbuffate natalizie: “Fegato grasso, un problema da non trascurare”

Durante le vacanze natalizie sarà capitato a tutti di approfittare di invitanti e copiosi pasti, magari accompagnati da qualche bicchiere di buon vino, ma fate attenzione perchè periodi prolungati di eccessi, abbinati ad una vita sedentaria sono le principale causa della steatosi,  ovvero un eccessivo accumulo di grassi nelle cellule epatiche, che a lungo termine può provocare danni cardiovascolari e tumori.

Ecco come prevenirla.

Il fegato è un grande laboratorio chimico, all’interno del quale avviene la maggior parte delle reazioni dell’organismo. Può essere considerato, insomma, come un organo chiave del metabolismo, in cui si sintetizzano molecole fondamentali per la nostra vita. Può essere la sede di diverse malattie, ma una delle problematiche che maggiormente lo affligge negli ultimi anni è la steatosi epatica. “Questo termine identifica un eccessivo accumulo di grasso all’interno delle cellule epatiche”, ci spiega Maurizio d’Aquino, primario del reparto di Medicina della Casa di Cura Giovanni XXIII a Monastier (Treviso). “Il fatto di vedere questo problema più spesso è legato soprattutto alla sedentarietà e a un’alimentazione troppo ricca di calorie. Quando il fegato non riesce a metabolizzare i grassi perchè il loro apporto è nettamente aumentato, il grasso in eccesso si accumula all’interno delle singole cellule. Tra le principali cause della steatosi quindi, ci sono il sovrappeso e l’obesità, ma anche il diabete e le dislipidemie, ovvero le alterazioni dei grassi nel sangue, soprattutto dei trigliceridi, e diversi farmaci”.

Una malattia senza sintomi, che di solito si scopre in modo occasionale.

“Questa patologia è più frequente nella area mediterranea, dove colpisce il 70 per cento dei maschi tra i 30 e i 40 anni. Non presenta sintomi, perciò la sua diagnosi è del tutto occasionale, in concomitanza con test di funzionalità epatica, magari per un check up, o direttamente visibile a un’ecografia addominale eseguita per altri motivi. L’importanza clinica della steatosi epatica è legata all’effetto di promozione anche di un danno cardiovascolare che, ovviamente, si aggiunge al problema epatico, e al rischio di tumori, non solo del fegato”.

“Va ricordato – continua il dottor d’Aquino – che anche l’abuso di alcol (dalla birra al vino, fino ai superalcolici) può condurre inizialmente a un ‘fegato grasso’, anche se questa sostanza può nel tempo condurre ad aggravare la situazione, evolvendo verso la fibrosi e, successivamente, la cirrosi. Considerata fino a non molti anni fa come una condizione benigna, oggi si ritiene che, in alcune persone – circa il 20 per cento dei soggetti affetti da steatosi – l’eccesso di grasso epatico possa determinare un quadro di infiammazione del fegato, noto come steatoepatite, tra le principali cause dell’evoluzione della malattia verso patologie più gravi”.

“Come si scopre e come si può curare: l’importanza di una dieta corretta”

 Gli esami di laboratorio che evidenziano un’alterazione di solito portano, da un lato, a eseguire ulteriori test, magari utili a escludere una causa nell’ambito dei virus delle epatiti, dall’altro spingono il medico di medicina generale a richiedere un’ecografia per studiare meglio il fegato. Questo esame innocuo, eseguito con ultrasuoni, permette di rilevare un fegato ‘più riflettente’, che il radiologo diagnostica con facilità come fegato grasso”.
“Di norma, questi esami sono più che sufficienti per avere una diagnosi, anche se l’epatologo può utilizzare anche altre indagini, come la biopsia epatica, la radiologia o un test di più recente introduzione, l’elastografia epatica, in grado di diagnosticare l’ipotetica evoluzione verso la fibrosi. Si tratta di un particolare uso degli ultrasuoni (o meglio delle shear waves), che permette di valutare e quantificare la presenza di fibrosi”.
“Non esiste una terapia farmacologica particolare”, conclude il primario. “La cura più efficace, infatti, è la rimozione delle cause stesse che l’hanno determinata. Bisogna, quindi, adottare una corretta alimentazione o una dieta ipocalorica, fare attività fisica di tipo aerobico (passeggiata, corsa, bici, nuoto) e sospendere l’uso di bevande a contenuto alcolico”.

 

 

 

Donare tessuti quando si è in vita? Da oggi si può anche presso la Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier di Treviso

Donare un tessuto omologo significa sempre più migliorare le condizioni di vita di molti pazienti spesso vincolati a terapie lunghe e dolorose.

La Chirurgia Vascolare della Casa di Cura Giovanni XXII, diretta dal dr. Giancarlo Bisetto, da anni utilizza la vena safena omologa criopreservata per il salvataggio di arti severamente compromessi o considerati inoperabili, o in caso di infezione di protesi vascolari. La disponibilità della Banca dei Tessuti di Treviso, nella preparazione di tessuto omologo, ha consentito di ampliare le possibilità chirurgiche offrendo ai pazienti prospettive per una buona qualità di vita.

Ma non c’è trapianto se non c’è donazione!

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Per questo motivo la Dott.ssa  Flavia Petrin, Responsabile dell’Ufficio PrestazioniSanitarie e Presidente Nazionale AIDO, Associazione per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, ha promosso un progetto avviato il 13 dicembre scorso, progetto che offre ai pazienti operati di safenectomia la possibilità di donare la vena safena, un semplice rifiuto ospedaliero che si trasforma in un nobile tessuto.

Grazie al gesto della donazione e alla stretta collaborazione tra la Casa di Cura, la Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso Onlus, il Coordinamento Ospedaliero Trapianti dell’Ulss 9 e il Centro Regionale Trapianti si è raggiunto un traguardo di indubbia soddisfazione non solo per gli operatori che partecipano direttamente a questa attività, per l’intera rete.

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Riabilitazione con tecniche all’avanguardia

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L’Area riabilitativa da molti anni rappresenta un’istituzione nell’ ambito delle cure fisioterapiche. Dal 2010, il reparto è ulteriormente progredito, grazie all’ acquisto di macchinari di ultima generazione e al costante aggiornamento dello staff, formato da medici, infermieri professionali, fisioterapisti, operatori socio-sanitari e altri specialisti (psicologo, assistente sociale, tecnico ortopedico, …).
“Il principale obiettivo – spiega la dottoressa Elisa Pasqualetto, che dirige il Reparto di medicina riabilitativa e il servizio di medicina fisica e riabilitativa della struttura – è il recupero motorio, funzionale e psicologico e la ripresa della massima autonomia del paziente. Gli interventi sono stabiliti attraverso un progetto individuale, che tiene conto delle condizioni cliniche, delle potenzialità di recupero, delle problematiche socio-familiari e delle esigenze personali. Inoltre, la stretta collaborazione con il reparto di ortopedia e di medicina garantisce la piena continuità terapeutica”.

Cure di ultima Generazione

“Il reparto – prosegue Pasqualetto – dispone di tutti gli ultimi ritrovati tecnologici. Andiamo dalla Tecar, apparecchiatura a radiofrequenza per il trattamento delle lesioni muscolo-scheletriche e osteoarticolari, al Laser a scansione (indicato per le terapie del dolore, ha effetti biostimolanti e anti-infiammatori), passando per la Sit Therapy, macchinario che sfrutta la veicolazione transdermica, usata nelle patologie infiammatorie muscolo -scheletriche, la biorisonanza magnetica pulsante, la Tens (stimolazione elettrica utilizzata per il dolore acuto post-operatorio e per il dolore cronico muscoloscheletrico, le nevralgie e le neuropatie), l’elettroterapia, l’ultrasuono a contatto e immersione e una palestra attrezzata, che permette di eseguire la fisioterapia in circuite training, potenziando così gli effetti del lavoro”._untitled_-122
“L’area riabilitativa – spiega ancora la dottoressa – si occupa della presa in carico di persone che presentano limitazioni funzionali associate a disabilità e/o dolore dovute a patologie disabilitanti di origine ortopedica – muscoloscheletrica (post trauma o intervento, patologie degenerative croniche o osteoartrosi, sindromi fibromialgiche,…), di origine neurologica nell’adulto, dismorfismi in età evolutiva (come scoliosi, dorso curvo, piede piatto, …) e di origine viscerale, in seguito a un evento acuto (ad esempio un intervento urologico, ginecologico o senologico) o croniche (come nel caso del linfedema postmastectomia). Ogni paziente, sia in regime di convenzione con il sistema sanitario sia privatamente, viene sottoposto a una visita fisiatrica, che consente di mettere a punto il programma riabilitativo più adeguato per garantire il pieno recupero o il miglioramento della sua condizione”.

La Casa di cura Giovanni XXIII mette a disposizione dei pazienti un percorso su misura, pensato per favorire il recupero motorio, funzionale e psicologico.

Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa

0422 896 408 / 407 – Segreteria
0422 896 394 – Coordinatore
fkt@giovanni23.it