Dopo le abbuffate natalizie: “Fegato grasso, un problema da non trascurare”

Durante le vacanze natalizie sarà capitato a tutti di approfittare di invitanti e copiosi pasti, magari accompagnati da qualche bicchiere di buon vino, ma fate attenzione perchè periodi prolungati di eccessi, abbinati ad una vita sedentaria sono le principale causa della steatosi,  ovvero un eccessivo accumulo di grassi nelle cellule epatiche, che a lungo termine può provocare danni cardiovascolari e tumori.

Ecco come prevenirla.

Il fegato è un grande laboratorio chimico, all’interno del quale avviene la maggior parte delle reazioni dell’organismo. Può essere considerato, insomma, come un organo chiave del metabolismo, in cui si sintetizzano molecole fondamentali per la nostra vita. Può essere la sede di diverse malattie, ma una delle problematiche che maggiormente lo affligge negli ultimi anni è la steatosi epatica. “Questo termine identifica un eccessivo accumulo di grasso all’interno delle cellule epatiche”, ci spiega Maurizio d’Aquino, primario del reparto di Medicina della Casa di Cura Giovanni XXIII a Monastier (Treviso). “Il fatto di vedere questo problema più spesso è legato soprattutto alla sedentarietà e a un’alimentazione troppo ricca di calorie. Quando il fegato non riesce a metabolizzare i grassi perchè il loro apporto è nettamente aumentato, il grasso in eccesso si accumula all’interno delle singole cellule. Tra le principali cause della steatosi quindi, ci sono il sovrappeso e l’obesità, ma anche il diabete e le dislipidemie, ovvero le alterazioni dei grassi nel sangue, soprattutto dei trigliceridi, e diversi farmaci”.

Una malattia senza sintomi, che di solito si scopre in modo occasionale.

“Questa patologia è più frequente nella area mediterranea, dove colpisce il 70 per cento dei maschi tra i 30 e i 40 anni. Non presenta sintomi, perciò la sua diagnosi è del tutto occasionale, in concomitanza con test di funzionalità epatica, magari per un check up, o direttamente visibile a un’ecografia addominale eseguita per altri motivi. L’importanza clinica della steatosi epatica è legata all’effetto di promozione anche di un danno cardiovascolare che, ovviamente, si aggiunge al problema epatico, e al rischio di tumori, non solo del fegato”.

“Va ricordato – continua il dottor d’Aquino – che anche l’abuso di alcol (dalla birra al vino, fino ai superalcolici) può condurre inizialmente a un ‘fegato grasso’, anche se questa sostanza può nel tempo condurre ad aggravare la situazione, evolvendo verso la fibrosi e, successivamente, la cirrosi. Considerata fino a non molti anni fa come una condizione benigna, oggi si ritiene che, in alcune persone – circa il 20 per cento dei soggetti affetti da steatosi – l’eccesso di grasso epatico possa determinare un quadro di infiammazione del fegato, noto come steatoepatite, tra le principali cause dell’evoluzione della malattia verso patologie più gravi”.

“Come si scopre e come si può curare: l’importanza di una dieta corretta”

 Gli esami di laboratorio che evidenziano un’alterazione di solito portano, da un lato, a eseguire ulteriori test, magari utili a escludere una causa nell’ambito dei virus delle epatiti, dall’altro spingono il medico di medicina generale a richiedere un’ecografia per studiare meglio il fegato. Questo esame innocuo, eseguito con ultrasuoni, permette di rilevare un fegato ‘più riflettente’, che il radiologo diagnostica con facilità come fegato grasso”.
“Di norma, questi esami sono più che sufficienti per avere una diagnosi, anche se l’epatologo può utilizzare anche altre indagini, come la biopsia epatica, la radiologia o un test di più recente introduzione, l’elastografia epatica, in grado di diagnosticare l’ipotetica evoluzione verso la fibrosi. Si tratta di un particolare uso degli ultrasuoni (o meglio delle shear waves), che permette di valutare e quantificare la presenza di fibrosi”.
“Non esiste una terapia farmacologica particolare”, conclude il primario. “La cura più efficace, infatti, è la rimozione delle cause stesse che l’hanno determinata. Bisogna, quindi, adottare una corretta alimentazione o una dieta ipocalorica, fare attività fisica di tipo aerobico (passeggiata, corsa, bici, nuoto) e sospendere l’uso di bevande a contenuto alcolico”.

 

 

 

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